L’antipatico: Beppe Saronni.

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Diciannove anni, capelli scuri e occhi vagamente malinconici.
A quell’età normalmente si va in discoteca oppure a protestare in piazza. Sono gli anni settanta e si vorrebbe cambiare il mondo, rifare tutto da capo senza l’aiuto dei genitori. Invece per lui non è così, gli basta andare in bicicletta, a perdifiato per la campagna ghiacciata e nebbiosa, magari sotto l’acqua, quando poi va a finire che ti prendi un accidente.
A lui non interessa né ballare, né protestare. Il suo carattere è introverso, chiuso, tanto che qualcuno dice persino che è antipatico. Non è facile starci insieme, insomma. Parla poco e sembra sempre che abbia fretta di andare via. Di amici ne ha pochi, e quei pochi hanno imparato a prendergli le misure. Per questo hanno rinunciato a chiamarlo per uscire la sera. Al massimo andranno la domenica, a bordo strada, a vederlo difendere i colori della SC Buscatese, squadra dilettanti di ciclismo della periferia nord di Milano.
(Da “Il Carattere del ciclista” – Utet aprile 2016).

La Fucilata di Goodwood.
Si avvicina la Milano – Sanremo, siamo tutti in attesa, si risveglia il ciclismo e torna la voglia di parlare dei suoi protagonisti. Magari di uno dei meno ricordati per la vittoria alla classica di primavera (correva l’anno 1983).
Un uomo divenuto famoso in tutto il mondo, invece, per una sola, unica, irresistibile fucilata. Un colpo sparato alla perfezione, soltanto qualche mese prima, laggiù tra le brume britanniche, al di là della Manica. Il suo nome, Beppe Saronni da Novara.
È domenica 5 settembre 1982 e il ragazzo compie un miracolo più unico che raro. Staccando tutti negli ultimi duecento metri a Goodwood, nel Regno Unito. Campionati del Mondo in linea, prova maschile. Un colpo da cecchino. Acquattato per tutto il percorso, ripetuto allo sfinimento, inclusa la saltella finale, e poi all’ultimo minuto la zampata devastante. La maglia azzurra, come quella di Marco Tardelli, soltanto qualche mese prima al Bernabeu, è campione del mondo. Un carattere difficile, introverso, per alcuni persino antipatico. Beppe è stato una meteora, ha vinto 2 Giri, uno da giovanissimo, il secondo nel 1983, quello che lo ha forse sfiancato fino in fondo. A suon di agguati, polemiche che forse, almeno un po’, in fondo all’animo, gli hanno tolto la gioia di vincere. Dopo quell’anno si spense. Proprio mentre il suo rivale Moser rinsaviva.
“Di Francesco ho sempre invidiato la costanza, lui non mollava mai”.
“A Beppe ho sempre invidiato lo scatto esplosivo, io non ce l’avevo”.
Pari e patta?
Secondo alcuni sì. Per molti altri no.
Saronni-Moser. Ho cercato di raccontarli nel nuovo libro, insieme agli altri ritratti, come fossero una storia. Una piccola, lunga favola, fatta di tanti ingredienti magici.
Per scoprirla vi toccherà aspettare ancora un po’. Ma intanto, promesso, vi posterò qui con regolarità da cecchino malefico (come la sua) piccole pillole per allietare l’attesa. Oggi tocca a Beppe, l’Antipatico, Saronni. Uno dei miei preferiti di sempre.

Per saperne di più sul nuovo libro “Il carattere del ciclista” (Utet, aprile 2016), vi rimando qui.

Se vi interessa invece leggere quello vecchio, “Ma chi te lo fa fare?” (Fabbri 2014), potete trovarlo ancora qui.

(Immagine: Instagram @hizokucyles)