Tè caldo bollente.

Storie di ghiaccio, cadute e nebbie padane.

Altro che il caffè.
Giuda ballerino d’un Giuda ballerino.
Dura vita quella del ciclista padano durante i rigori invernali.
Ancor più dura se egli è financo un ciclistapericoloso.
Bene. Rapido résumé  delle ultime due settimane, per altro di silenzio su questo blog (si chiede venia anticipatamente):
domenica 20 novembre, uscita al gelo in Brianza con culata sul ghiaccio fantozziana, in discesa, per fortuna senza conseguenze.
Dice: il ghiaccio a novembre!?
Sì, il ghiaccio a novembre. Maledizione all’Autista che ci fa salire al Monticello da una nuova stradina nel bosco: l’unica dove ha fatto già in tempo a ghiacciare nottetempo. Maledizione a lui.
Sabato 26 novembre, invece, uscita alone in the frdge. Altrettanto fantozziana.
Il Pitone è stroncato dalla gastrointerite, così io esco solo soletto, agguanto il naviglio, e mi perdo rapidamente in un inquietante muro bianco. Una parte verticale di bruma, una cosa mai vista. Di me si perdon, immediatamente, le tracce.
Morale: dopo 20 km neanche sono chiuso in un bar della bassa, tra avvinazzati cacciatori e vecchietti pericolosi che, non so perché, mi ricordan Olindo e Rosa, nel loro fissarmi insistentemente.
Quanto a me. Io con viso ebete e spaesato guardo fuori dal vetro appannato. Altrettanto insistentemente. Chi cazzo me l’ha fatto fare?
Mani in avanzato stato di decomposizione, cevello ridotto al poltiglia. In grado di pensare una sola cosa: bagno caldo bollente. Quale caffè? Quale Sportful? Quale Marmotte? Quale Maratona?
Io voglio solo tanta schiuma e una temperatura dell’acqua modello Sharm El Sheik.
Ho ordinato un tè caldo e ci sto davanti da venti minuti buoni. Non lo bevo. Di tanto in tanto vi intingo un dito, insensibile al bollore, o una falange. Mi sento più una vecchietta inglese alle cinque del pomeriggio che un ciclistapericoloso.
Torno a casa?
No. Non torno a casa. Sono cretino. Dentro.
Indi, riparto. E lo faccio lancia in resta.
Ne vengon fuori quasi 90 km agili, lungo un Naviglio senza più nemmeno un refolo di foschia. Resto incantato da questo curioso fenomeno atmosferico. La bruma lombarda. Come i fantasmi, la nebbia qui è spettro: appare e scompare, fatata, inspiegabilmente nel giro di qualche minuto. Prima fa paura, poi sorridere.
E con lei si porta appresso, costante, il freddo. Ci sono solo 2°, ma l’umidità che ti entra dentro nel muro bianco in pochi istanti, impregnandoti l’anima e il corpo, te ne fa avvertire -10°. Giuda d’un ballerino.
Un fumo bianco e denso esce dal Naviglio copioso e invade di colpo come un muro la carreggiata, come lo sbuffo d’una caldaia.
Eppure, così come è comparso, egli, il fumo, scompare.
E la giornata d’improvviso, senza che tu manco lo sospettassi,  si colora d’arancio sole.
Difficilmente immaginabile per chi non è pratico delle lande padane. Assolutamente famigliare per chi v’è costretto. Come il sottoscritto e la CNB Squadra Corse Milano.
Bene, ora fa quasi caldo, un tepore accresciuto dall’autocombustione dello forzo fisico.
Rinvigorito allungo così sul bitume grumoso, a cavallo del mio muletto in alluminio Cinelli Xperience,a lunghe falcate. Al mio fianco, vivo e sincero, il Naviglio, che da Robecco a Boffalora, a due passi dal Ticino, si fa impetuoso e generoso d’acqua.
Infilo il 50 e non lo tolgo più (se avete occasione, date un’occhiata al lap 3 del mio Garmin, sotto: media 30/h per oltre un’ora, non male a novembre con sto freddo).
Senza il tè, però, è una certezza, sarei morto. Mi avrebbero trovato come Desu Uzala. O forse, più probabilmente, non mi avrebbero trovato proprio. Che è anche meglio, viste le condizioni fisiche in cui verso.
Al rientro la fedel consorte chiede infatti con compatimento misto a compassione: “tutto bene? Hai la faccia un po’… un po’, come dire, scavata…”
Scavata? Ho visto cose che voi mogli non potete neanche immaginare. Sul Naviglio, il sabato mattina.

Per i più curiosi, qui i dati Garmin.

(fonte immagine: rapha.cc)