Ci vediamo lì.

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Bene, ci siamo. Libro uscito, presentazione ufficiale con tanto di FRANCESCO MOSER e TITO BOERI, in rampa di lancio.
Come mi sento?
Come l’acqua minerale.
Gasato, ma molto agitato.
Evitate di scuotermi prima dell’uso.
Due parole sulla presentazione: no, non sarò in mutande. No non mi spoglierò per mostrare i miei glabri polpacci.
Si svolgerà a Milano, in un luogo a me molto caro: UPCYCLE BIKE CAFE’ Il Bike Café Restaurant di cui sono socio. Un luogo nuovo, diverso, dove la bici è ovviamente protagonista.
Per l’occasione Moser e Boeri, responsabile scientifico del Festival dell’Economia di Trento, intrdodurranno Pedala con Francesco Moser, una pedalata cicloturistica di 60 km che si terrà a Trento il 1 giugno 2014, nei giorni del Festival.
Inutile dire che per me sarà un’emozione oltre che un onore sedermi tra cotanti individui.
Di Moser ho parlato molto nel libro: assieme a Saronni erano il mio Milan-Inter parallelo di quando ero bimbo. Due nomi così familiari da essere diventati una parola sola. Ho dedicato un capitolo intero, il nono (se non ci siete ancora arrivati, allora non leggete l’anticipazione qui sotto), ai due. Ve ne lascio un pezzo. Magari poi continuiamo a parlarne mercoledì. Ci vediamo lì.

(…) Moser e Saronni. Due bandiere tricolori in grado di competere con i più grandi campioni stranieri di allora. Anche perché erano le uniche. L’Italia si lasciava accendere con orgoglio da questa rivalità, quasi un duello, una sfida dal sapore antico e dimenticato. In sostanza, era dai tempi di Coppi e Bartali che non si pronunciavano due nomi che viaggiavano attaccati quasi fossero una parola sola: “MoserSaronni” come “Coppi&Bartali”. Una volta Saronni ha dichiarato: “Senza Moser, la mia carriera non sarebbe stata la stessa, credo lo stesso valga per lui”.

Si dice abbiano poi litigato vita natural durante fino ai giorni nostri ma non so se crederci o meno. Leggenda vuole che i due non si sopportassero proprio, non solo sportivamente, ma anche per lo stile di vita. Moser più bartaliano e ruspante, Saronni più aristocratico, quasi snob, coppiano dentro. Trent’anni dopo, cioè oggi, pare abbiano fatto pace. Uno, Saronni, è direttore sportivo di una prestigiosa squadra di ciclismo italiana: la Lampre Merida. L’altro, Moser, coltiva vini, da buon trentino, nelle sue terre e nel frattempo tira il collo al nipote Moreno, neo professionista. Buoni buoni, zitti zitti. La pace l’hanno sicuramente fatta, se l’hanno fatta, davanti a un bicchiere di Sanzorz .

Quando però ancora correvano, i due lo facevano da acerrimi rivali, dandosi regolarmente il cambio nelle vittorie, anche alla Sei Giorni di Milano. Dal ’79 all’85, praticamente un anno l’uno un anno l’altro, salirono a turno sul gradino più alto del podio, proprio al Palazzetto dello Sport di via Teodosio. Era oggi giunto il giorno del mio battesimo.

Il nonno mi passa a prendere presto. Ha avuto i biglietti dopo una lunga coda sotto l’acqua e non vuole lasciarsi scappare l’occasione: il “sò neutt” (“suo nipote” in dialetto milanese) è tempo che venga “educato” al ciclismo. Quello vero, fatto di duelli epici.

 Al Palasport parcheggiamo senza problemi, tutto il piazzale che conteneva stadio di San Siro e Palazzone era un immenso parcheggio a cielo aperto. Nell’eldorado milanese dello sport messo a disposizione dei cittadini. Miracolo di una città da bere che voleva credersi New York.

Il colpo d’occhi all’interno è impressionante, di quelli che ti si fissano a lungo nella mente, un po’ come la prima volta allo stadio. Un enorme cerchio con un ovale, la pista per il ciclisti, al suo interno, illuminato come fosse un palcoscenico. I seggiolini sono pieni in ogni ordine di posto, altro spettacolo nello spettacolo. Il fotografo inglese Gerry Cranham, oggi ottuagenario, all’epoca fotografo specializzato nelle Sei Giorni, ha detto recentemente della sua prima volta in un velodromo: “La prima cosa che mi colpì fu l’odore. L’aria era un’incredibile mistura di fumo di sigari, patatine fritte e maionese, e poi l’atmosfera: sembrava di essere al circo”. Esatto, appena entrato, vengo avvolto da una zaffata incontenibile di pop corn e, soprattutto, mi aspetto acrobati e clown più che ciclisti in tutina aderente. Un circo equestre di varia umanità e un’atmosfera che da adulto avrei osato definire, credo, felliniana: mi pare ci fosse persino la banda e poi lei, la campanella, a bordo pista, pronta a suonare per l’ultimo sprint. (to be continued in libreria o su kindle)

 

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~ di giaco72 su aprile 11, 2014.

Una Risposta to “Ci vediamo lì.”

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